Affiche exposition Rick Owens, Temple of Love au Palais Galliera, retour Modalova

Rick Owens, Tempio dell’Amore: tra creazione e denuncia

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Presentata fino al 4 gennaio, l’esposizione Rick Owens, Temple of Love mette in luce il lavoro del creatore americano, tra esplorazione creativa e riflessione sul mondo. Svelando le silhouette grafiche immaginate nel corso degli anni, il percorso mette l’accento sulla simbologia delle collezioni ideate dall’artista. Più che moda, le sue creazioni sono tanto un racconto autobiografico quanto un mezzo per denunciare i vizi della società. Una visita sia personale che spettacolare, da non perdere in questa fine d’anno.

Rick Owens, creatore di moda e di messaggi

L’esposizione Rick Owens, Temple of Love si svela attraverso una scenografia sia teatrale che personale, mostrando il vasto campo della creatività dell’artista. Che si tratti di abbigliamento, mobili o oggetti raccolti nel corso degli anni, l’installazione sottolinea l’importanza della creazione nella vita quotidiana dell’artista, così come il dialogo tra le arti che nutre il suo pensiero.

Direttore artistico insieme al Palais Galliera per questa prima esposizione dedicata alla sua opera, Rick Owens ci offre un’immersione nel suoi universi mistico e scultoreo attraverso diverse sale, completate da installazioni esterne.

Infatti, statue avvolte da drappeggi, aiuole di fiori ispirate al suo passato e sculture PONGS dalle linee brutaliste estendono il percorso di visita oltre le mura del museo della moda, che diventa, più che mai, un tempio della creazione nel senso più ampio.

Dal principio degli anni ’90 alle sue creazioni più recenti, il percorso dell’esposizione Rick Owens, Temple of Love sottolinea l’impatto dell’opera dell’artista sul mondo della moda e sulla nostra società, tra atti di denuncia e messaggi d’amore e tolleranza.

L’abbigliamento come riflesso autobiografico

Tra silhouette che si rivelano con teatralità in alcove dall’aspetto di cappelle mistiche, scopriamo due tavoli da studio, coperti di schizzi, etichette, libri e altre foto. Insieme, questi elementi si presentano come una biografia dell’artista, le cui varie esperienze, incontri e sperimentazioni hanno fatto crescere la sua arte e il suo ruolo nel mondo della moda.

Di queste silhouette presentate nell’esposizione Rick Owens, Temple of Love, riscopriamo come l’arte abbia plasmato lo stile dell’artista, spesso considerato non convenzionale e brutalista. E in particolare, come l’immagine del sacro e i riferimenti cinematografici, musicali, storici e pittorici scoperti in giovane età siano stati la genesi di pezzi rivelati durante le sue future sfilate.

Osserviamo l’evoluzione del suo rapporto con l’abbigliamento, con i suoi materiali (lavoro di recupero…), i suoi colori (creazione del suo grigio signature “dust”), al modo di strutturarlo, indossarlo, sfidarlo. Qui riscopriamo il percorso di un creativo, la cui carriera è iniziata imitando il lavoro degli altri, prima di creare il proprio marchio nel 1992 e imporsi nel settore.

Ci sono anche traiettorie di vita che si traducono in questi pezzi, sui quali il passato tumultuoso di Rick Owens funge da filo narrativo in un presente più pacificato. Da Los Angeles a Parigi, passando per l’Italia, l’esposizione testimonia una creatività itinerante, ispirata dai luoghi, dagli incontri (tra cui la sua compagna Michèle Lamy) e dai vari saperi e artigiani di cui ha potuto circondarsi.

Un’arte per provocare e denunciare

Oltre a tracciare l’evoluzione creativa dell’artista, l’esposizione Rick Owens, Temple of Love sottolinea l’importanza dell’abbigliamento come portavoce.

“non rifiuto né condanno nulla, propongo solo un’altra opzione” – Rick Owens

Utilizzando le sfilate come scene di espressione (sulla scia della nozione “d’opera d’arte totale” di Wagner), le collezioni e i pezzi presentati portano con sé riflessioni sulla società e sui disfunzionamenti del nostro tempo e delle sue usanze.

Inizialmente pensate per interpellare, scioccare e denunciare, queste creazioni sono venute a interrogare le nozioni di stranezza, ipocrisia, lotta razziale, diritti delle donne, cambiamento climatico e dominio del patriarcato. E questo, sia attraverso il loro aspetto che per il modo in cui vengono presentate durante le sfilate.

Tuttavia, nel corso degli anni, la rabbia è stata messa da parte per avvolgere le creazioni con messaggi di tenerezza. Tra omaggi ai defunti e esplorazione delle origini del creatore, l’amore è diventato il suo nuovo motore creativo.

Questa evoluzione simbolica fa eco a un nuovo approccio alla moda – con silhouette che diventano più colorate e scultoree. Questa ricerca di calma e amore si illustra oggi nell’esposizione attraverso le tre statue esterne coperte di drappeggi, Sisters of Mercy, simboli di protezione e pace.

In continuità con questo spirito di opera vivente e in costante evoluzione, parte dei pezzi è esposta alla luce del giorno, andando così contro le regole convenzionali di conservazione. Questa scelta integra quindi il processo creativo dell’artista, che vede le possibili degradazioni come un riflesso delle prove della vita.

Aprendo fino al 4 gennaio 2026, l’esposizione si presenta come un’ottima idea per un’uscita per le festività!

Foto: Palais Galliera

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